Alessandra Cianchetta
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Alessandra Cianchetta
Leonardo à l'Hôtel de La Rochefoucauld-Doudeauville
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Paris, FR

Exhibition Design for Leonardo Da Vinci Exhibition on the 500 years of his journey to France at the Italian Embassy in Paris. In collaboration with the Louvre and Prada.

Excerpt from the exhibition catalogue AAVV : Leonardo in Francia 1516-2016, Exhibition Catalogue, Skira, Paris, 2016 (text by Alessandra Cianchetta).

“No white walls here” Il progetto architettonico dell'allestimento concepito per l’esposizione Leonardo presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi, nella sede dell’Hôtel de La Rochefoucauld-Doudeauville, illustra la questione di come esporre capolavori del Rinascimento – “Leonardo e i suoi allievi” – nel contesto tutt’altro che neutro di un Hôtel particulier parigino del XVIII secolo.

Costruito appunto nel XVIII secolo dall’architetto Jean-Sylvain Cartaud e ampiamente modificato nel XIX secolo da Sosthène de La Rochefoucauld, Duca di Doudeauville e dal suo architetto, Henri Parent, questo Hôtel particulier offre – tra marmi policromi, boiseries rocaille, superfici specchiate e consoles scolpite – un contesto eccezionale e non abituale per la fruizione di opere d’arte, abitualmente esposte in un contesto museale, dunque nella neutralità di pareti bianche e di uno spazio concepito per l’esposizione di opere d’arte secondo criteri più convenzionali.

La questione principale affrontata dal progetto per questa Mostra è stata come concepire un allestimento e un percorso che rendano eccezionale l’esperienza dello spettatore nei confronti delle opere d’arte, nella specificità dello spazio che le accoglie.

In assenza di una totale o parziale neutralità dello spazio “contenitore”, l’allestimento deve, in altre parole, permettere il sovrapporsi di molteplici percezioni: tra le opere d’arte e quello che esse provocano nello spettatore, così come tra lo spazio – involucro architettonico che le contiene – e l'esperienza spaziale, sensuale e intellettuale che i due elementi – appunto opera e spazio architettonico – procurano allo spettatore.

Il raffronto dell’antico con l’antico richiede sia neutralità che un grado di radicalità: un intervento forte e al contempo sottile, l’interposizione di un dispositivo contemporaneo che permetta tanto uno stacco netto quanto un dialogo, un raffronto con il contesto e con le opere. Il principio fondamentale è quello di creare un percorso fluido nell’ambiente circostante, accettandone e non negandone la non-neutralità. Le opere d’arte esposte – nella loro eccezionalità – e il contesto singolare in cui sono esposte sono enfatizzati da un dispositivo architettonico, sottile ma radicale.

La questione di un raffronto non neutrale tra antico e antico è stata notoriamente esplorata in modo esemplare da Carlo Scarpa, nel progetto per il Museo di Castelvecchio a Verona, per la Fondazione Querini Stampalia a Venezia o, ancora, con particolare riferimento a questo progetto, per il Palazzo Abatellis a Palermo e, più recentemente, nel lavoro dell’architetto britannico David Chipperfield per il Neues Museum a Berlino. A Palermo, il busto scultoreo di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana appare come sospeso nel vuoto, contro il fondo verde brillante della parete retrostante. La giustapposizione delle due presenze, il busto, il fondo immaginato da Scarpa per lo stesso, con il vuoto che si materializza tra questi due elementi nello spazio di Palazzo Abatellis, creano un’esperienza percettiva unica.

La questione che ci poniamo nella progettazione per l’esposizione di opere d’arte è come determinare le migliori condizioni per la fruizione dell’arte ma, anche e soprattutto, che tipo di esperienza – spaziale, sensoriale, intellettuale, emozionale – si vuole offrire allo spettatore, che tipo di nuove possibilità, accostamenti e interrelazioni si possono produrre.

Altro riferimento importante è il lavoro radicale e certamente privo di neutralità – anche se qui il contesto è contemporaneo all’allestimento stesso – dei dispositivi di allestimento concepiti per il MASP di Sao Paulo, dall’architetto italo-brasiliana Lina Bo-Bardi. Una serie, cioè, di supporti trasparenti posti su blocchi di cemento grezzo che presentano le opere d’arte come sospese a mezz’aria nello spazio e sovrapposte in trasparenza le une alle altre, indipendenti dalle pareti e poste al centro dello spazio.

Come architetti ci confrontiamo sempre alla questione dello spazio, di come trovare la collocazione più adeguata: parete, suolo, volume, fondo, luce per installare un’opera d’arte. Da una parte, i Musei - tradizionalmente luoghi ed istituzioni per “contenere” conoscenza ed esporre opere d’arte e artefatti - che commissionano e costruiscono ancora edifici e gallerie, contenitori più o meno neutri secondo diversi gradi di minimalismo, espressività o vanità architettonica, spesso catalizzatori di grandi trasformazioni alla scala urbana. D’altra parte, sono sempre più numerosi i curatori che ricercano luoghi inconsueti, oltre il museo o la galleria. Peraltro, raramente le opere di grandi maestri sono state concepite per una fruizione in uno spazio completamente neutro e privo di altri elementi o riferimenti. E’ il caso delle opere di Leonardo e dei suoi allievi presentati in questa esposizione.

Ogni progetto di allestimento è unico e risponde tanto a contenuti come a condizioni specifiche. In ogni caso resta essenziale rispondere alla domanda, che tipo di esperienza stiamo generando?

Una gran parte del nostro lavoro di progettisti è dedicato a sviluppare – attraverso realizzazioni, progetti e ricerche teoriche – una riflessione sulle dimensioni intangibili dell’architettura, dimensioni che includono luce, riflesso, blur, il sovrapporsi di strati molteplici di materie e di significato, l’atmosfera, il paesaggio, il tempo.

Lina Bo-Bardi parlava di sostanze sottili dell’architettura, immateriali, elusive e intangibili, complementari alla consistenza fisica e materiale dell’architettura. Aria, luce, opere d’arte.

In una celebre sequenza di Blow-Up (1966), David Hemmings (David Bailey nel film) fotografa e ingrandisce una serie di sequenze in un parco di Londra, Maryon Park, una coppia di amanti, lo sguardo della donna che rivela un ipotetico omicidio. Inquadrare una scena permette di coglierne dimensioni non percepite.

In un famoso collage della fine degli anni Trenta, Resor House, l’architetto Mies Van der Rohe fonde insieme frammenti: un elemento architettonico, una foto di un paesaggio vista attraverso un riquadro, un’opera di Paul Klee, uniti insieme in un procedimento di assemblage, Einheitskunst.

Per questa esposizione, abbiamo creato un percorso nel percorso. Una serie di dispositivi spaziali che ritmano, senza negare o nascondere, l’involucro architettonico dell'Hôtel de La Rochefoucauld-Doudeauville, in una serie di varianti, una collezione di strutture leggere e riflettenti che ribadiscono la propria alterità dallo spazio in cui sono poste e allo stesso tempo in esso si fondono, riflettendosi e re-inviandone frammenti. I dipinti sono sospesi a queste strutture leggere, contro elementi verticali, spazialmente distaccati. Spazio architettonico circostante, opera d’arte, struttura e parete si fondono dunque insieme. I temi fondamentali sono la leggerezza, il contrappunto, la trasparenza, il riflesso, il sovrapporsi: il fondersi insieme di atmosfere lungo il percorso.

Alessandra Cianchetta, 2016 (

Alessandra Cianchetta talks about the design of the Leonardo Da Vinci exhibition at the Italian Embassy in Paris Hôtel de La Rochefoucauld-Doudeauville.

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